Quanto tempo occorre prima che una pratica edilizia venga approvata? Ma soprattutto: quante e quali pratiche edilizie esistono?
Iniziare dei lavoridi manutenzione e ristrutturazione, come già ampiamente affrontato nei precedenti articoli, prevede vari step burocratici che, se non fatti nella dovuta maniera, potrebbero causare ritardi e multe.
Il primo passo è quello di comunicare (e farsi approvare) al proprio Comune di residenza, la giusta PRATICA EDILIZIA. Vediamo insieme le principali:
CILA (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata): serve per lavori interni “piccoli” che non modificano parti strutturali (rifacimento impianti, ridistribuzione degli ambienti) ed è una pratica che NON AMMETTE VARIANTI IN CORSO D’OPERA O FINALI.
SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività): serve per lavori di manutenzione straordinaria o risanamento di parti strutturali, purché essi non vadano in ogni caso a modificare volume e destinazione d’uso). In questo caso sono ammesse varianti in corso d’opera e finali, ovvero delle modifiche al progetto già approvato (su quali e quanti tipi di varianti ci sono, ci torneremo in un prossimo approfondimento).
PERMESSO DI COSTRUIRE: E’ forse l’autorizzazione più complessa e formale con tempi di accettazione quindi molto più lunghi. Serve per interventi invasivi come la costruzione di un nuovo immobile, la realizzazione di una sopraelevazione o la chiusura di una veranda.
CILAS: pratica edilizia introdotta col DL 77/2021 per gli interventi agevolati al 110%, il cosiddetto Superbonus. Con la progressiva riduzione delle aliquote, la Cilas ha perso la sua efficacia ed è ormai bypassata da Cila e Scia (leggi l’approfondimento sulle aliquote in vigore dal 2026).
Riassumendo, la pratica cambia in base a TIPO DI INTERVENTO, MODIFICA O MENO DELLE STRUTTURE, PRESENZA DI IMPIANTI, NECESSITA’ DI UN AUMENTO DI VOLUME.
Cosa succede se si sbaglia pratica? Le conseguenze sostanziali sono 6
- Sanzioni economiche: il Comune può applicare multe fino a migliaia di euro, a seconda della gravità;
- Sospensione dei lavori: l’ufficio tecnico comunale può ordinare l’immediato stop del cantiere;
- Ripristino dello stato dei luoghi: se l’intervento non è conforme, si potrebbe ricevere un ordine di demolizione e riportare tutto allo stato precedente;
- Allungamento dei tempi: correggere gli errori richiede una nuova istruttoria, una nuova pratica e quindi ritardi;
- Problemi in caso di futura vendita, con conseguente necessità di procedere con una pratica in sanatoria;
- Responsabilità tecniche e legali per chi ha firmato la pratica (nei casi più gravi si potrebbe configurare il reato di abuso edilizio).
Anche per questo motivo quindi, affidarsi ad un General Contractor è la soluzione ideale per chi non vuole correre rischi e vuole avere la certezza che tutto si svolga a regola d’arte, sia dal punto di vista tecnico/burocratico sia dal punto di vista esecutivo.
